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Assumere i migranti è la strada per l’integrazione e la sicurezza.

Updated: Jul 13


I progetti per inserire nel mercato i richiedenti asilo in Italia sono l'unica alternativa a una vita altrimenti senza attività e prospettive, a costo dello Stato. Due storie a L43.


LE PROSPETTIVE IN ITALIA

Tra le offerte sparse in Rete e i siti di agenzie interinali, su Google sono apparsi infine anche loro, i tutor che in Lombardia aiutano gli stranieri a entrare nel mercato del lavoro. D'altronde in Italia chi si occupa degli inserimenti lavorativi delle migliaia di richiedenti asilo, che non siano i lavori socialmente utili dei Comuni e dalle cooperative convenzionate, si conta sulla punta delle dita. Non a caso negli ultimi due anni la Robert F. Kennedy Human Right Italia ha scelto questi progetti tra i migliori per l’inclusione sociale, perché solo con l'autonomia è possibile integrarsi e contribuire allo sviluppo di una società.

DUE PROGETTI COSTRUTTIVI

Una ricerca approfondita negli archivi dell'Inps dal 2005 al 2015, pubblicata nel 2018 sulla rivista Economia italiana, ha dimostrato che con l'ingresso regolare dei migranti nel mercato del lavoro (+10%) le buste paga degli italiani sono aumentate: di poco (+0,1%), ma certo non diminuite. Chi arriva Italia deve però essere accompagnato nelle ricerca del lavoro: Singa e Mygrants, premiati dall'organizzazione internazionale per i diritti umani nel 2018 e nel 2017, sono due esperimenti che, con approcci e finalità diverse, fanno da ponte tra la richiesta degli stranieri e l'offerta. Funziona, e guarda caso entrambi i progetti non sono stati concepiti da italiani. Singa è una rete comunitaria nata in Francia che per il tutoraggio riprende un metodo tedesco. Mygrants è l'idea vincente di un giovane ivoriano cresciuto tra gli Stati Uniti e l'Europa, e approdato infine in Emilia Romagna.

IL PROFESSIONAL MENTORING

A quasi un anno dal lancio nel marzo 2018, il professional mentoring di Singa Italia ha coinvolto alcune decine di partecipanti a caccia di un impiego e la metà di loro ha trovato un tirocinio o un lavoro retribuito. Grazie a tutor non collegati alle aziende, ma che aiutano gli stranieri a valorizzarsi nei curriculum, parlano e scrivono con loro l'italiano e li correggono, li danno dritte su come ottenere e sostenere un colloquio e su come muoversi negli ambienti professionali. È un gioco anche di relazione, per Singa è importante favorire le opportunità d'impiego in un clima di scambio e di arricchimento culturale reciproco. «L'approccio paternalistico non ci appartiene» spiega a Lettera43.it il cofondatore del ramo italiano Stefano Rovelli, «è un incontro tra pari, il movimento si è costituito Oltralpe per sostenere tutti i nuovi arrivati a inserirsi nella società».

I nuovi arrivati per Singa sono anche gli italiani o altri europei espatriati, siamo una rete di appoggio tra pari.

LA COPPIA NUOVO ARRIVATO-MENTORE

Nuovi arrivati vuol dire «anche gli italiani e altri europei», precisa Rovelli. Singa è una «rete d'appoggio per trovare una casa, un lavoro, degli amici» in un Paese che all'inizio è straniero. Finora i suoi mentor basati a Milano hanno aiutato soprattutto ragazzi africani e qualche siriano e sud-americano. E Abdou, 25 anni, togolese, è uno degli ultimi giovani stranieri che per caso – e per fortuna – si sono imbattuti in Singa. Lo incontriamo in una libreria della nuova piazza Gae Aulenti con il suo angelo custode, Andrea, che lo segue da qualche settimana nell'impresa di trovare un lavoro e svincolarsi così pian piano dalla struttura che lo accoglie in periferia. Ha fatto molto volontariato e diversi corsi di lingua e professionali, da quando nel 2016 è arrivato in Italia dalla Libia, dopo un viaggio attraverso l'Africa che non dimenticherà mai.

DALLA LIBIA VERSO UN LAVORO A MILANO

Ci confida di cercare lavori generici, per «diventare indipendente e magari costruire una famiglia». Ma Andrea lo sprona a volere di più perché in Togo si era diplomato da perito amministrativo e poi aveva iniziato la facoltà di Economia e gestione aziendale all'università, materie che a Milano vanno per la maggiore. È scappato dall'Africa, dopo essere stato derubato in Libia. Dove era arrivato per sfuggire ai parenti che lo sfruttavano e lo maltrattavano, anche per motivi religiosi, dopo la morte di entrambi i genitori. Abdou si sente comunque fortunato dell'opportunità di una nuova vita in Italia. In lui Andrea, 29 anni, manager e giovane startupper di un progetto digitale sul benessere, racconta di vedersi riflesso: è un espatriato a Londra di ritorno, conosce la solitudine di trovarsi straniero a 20 anni e la difficoltà di ripartire da zero, per affermarsi.


Gli stranieri appena arrivati hanno una motivazione forte e sono pronti a mettersi in gioco in ogni momento!


Fonte: Lettera43

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